allora che Massimo si rende conto che le sue vicine, un gruppo di suorine tanto scaltre quanto pie, hanno trovato la soluzione giusta per un business esentasse: affittare le stanze del convento a fronte di un’offerta volontaria, sulla quale l’Agenzia delle Entrate non può rivalersi perché il convento cade sotto la definizione legale di “luogo di culto”. Da lì all’inventarsi un culto che trasformi il bed breakfast in luogo tax free, per Massimo il passo è breve. Continua.

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Recently, “Romulus”, the Italian passed away. When “Boris” recruited me in 1963, I was expendable. Because I exhibited certain talents; I was considered useful. Gli manca solo il blasone. Sposando la contessa di Lyndon e assumendone il cognome colma la lacuna. Ma sarà un matrimonio infelice.

Ieri sera ho ripreso in mano, dopo una quindicina d’anni, il volumetto La Sicilia come metafora , lunga intervista del 1979 di Marcelle Padovani a Leonardo Sciascia. Si parla di libri (ade esempio la forza corrosiva dei Promessi sposi rimossa dalla cultura italiana in favore di una visione cattolicheggiante e dolciastra), di mafia (ogni anno, dal punto di vista geografico, il Sud avanza di cinquanta centimetri, cosa che vale anche come simbolo della crescente sicilianizzazione dell’Italia), di scrittura (per Sciascia il divertimento di chi scrive e di chi legge è fondamentale), di politica (il complesso ruolo del PCI nella storia italiana). Non sempre avevo condiviso le posizioni di Sciascia (soprattutto la sua polemica contro “i professionisti dell’antimafia”), però di pochi intellettuali come lui posso dire: mi manca.

Riecco Boris Vian nei panni dell’incontenibile alias Vernon Sullivan, leggero e persino frivolo quanto si vuole ma non privo di spunti spassosi, riflessioni caustiche su tanti falsi miti della contemporaneità e pagine scritte ancora con quel tocco da autentico virtuoso della parola (e della lingua). A convincere, in questo romanzo minore, è l’attualità dello sguardo, la grandissima ironia e confidenza nella voce narrante dell’aitante eroe, chiamato a raccontare le proprie disavventure con fare brillante e disincantato, un piglio nell’insieme davvero modernissimo. Rispetto al di poco precedente “Sputerò sulle vostre tombe” c’è meno provocazione gratuita è più divertissement a tutto tondo, per una lettura comunque agile e divertente da un grande autore in evidente licenza.